Il Personaggio. Eugenia Zanzani
Dall’intervista dell’8 aprile 2010
Testo di Marzia Mecozzi
(Parte Seconda)

 

 

 

 

giovedì 29 aprile 2010

 

Nel decennio del ‘50 e per tutto il successivo, si assiste al grande sviluppo della Viserba del turismo e dell’intrattenimento. Gran parte della nuova fisionomia che la cittadina viene assumendo si deve alla presenza dei villeggianti di spicco che sempre più numerosi affollano le sue spiagge e commissionano le eleganti ville e i signorili villini che ancora oggi sono pregio e vanto (ma soprattutto ricordo) della miglior epoca della Regina delle Acque. Hotel sempre più grandi, strutture come il Kursaal o Circolo Bagnanti, sale cinematografiche dislocate un po’ ovunque e giardini con zampillanti fontane, nascono per ospitare, con lo stile consono alle personalità di riguardo che frequentano il luogo, i vip dell’epoca, gli artisti, ma anche i professionisti del nord: medici, avvocati, uomini dell’Arma, generali… e i primi turisti tedeschi. Le feste da mille e una notte, gli spettacoli, le commedie, le danze, in questo paradiso da boom economico sono all’ordine del giorno: si balla sulle terrazze degli alberghi e nei giardini avviluppati nel verde; basta una pista da ballo e un cerchio di sedie perché la festa abbia inizio.


“La Villa dei Pini, il Garden Ceschi, il Circolo dei Fiori hanno fatto la storia della Viserba di questi anni, - riprende Eugenia - ospitavano serate memorabili, personaggi dello spettacolo, orchestre e cantanti famosi in tutta Italia: ricordo Gorni Cramer, Valter Chiari… E io lo posso dire, per tutte le notti che ho passato in bianco… Amavo ballare, ma poi, al mattino presto avevo la consegna dei giornali. E perché i miei genitori non s’accorgessero che non ero tornata a casa a dormire, prima di andare al lavoro correvo in camera mia a disfare il letto!” Ride al pensiero di quella gioventù, così simile, tutto sommato, a quella dei ragazzi di oggi, costretti a fare i conti con il lavoro della ‘stagione’ immersi nell’atmosfera vacanziera e festaiola che caratterizza le estati della Riviera.


“Che stanchezza! Ma anche… che divertimento! – prosegue - C’era tanta bella gente, una società borghese e mondana che ruotava attorno a noi… Fra questi ricordo Enzo Ferrari, il generale Luigi Nelson Pirzio Biroli, il Dottor Giovanni Battista Lazzarini, padre della contessa Lidia Gorra, personaggio molto amato a Viserba; la contessa Silvia Piccinini, il Conte Merenda, il Generale Durando, il Dottor Valenza, e poi pittori, musicisti famosi, cantanti…”


Una società patinata e alla moda si muove su scenari che oggi non esistono più: né sotto l’aspetto paesaggistico né per quello che riguarda le frequentazioni. Le persone si conoscono quasi tutte fra di loro, s’incontrano nei Caffè, al Circolo dei Bagnanti, ma frequentano anche i cinema e i teatri.
“Di queste sale, al chiuso e all’aperto, - spiega Eugenia - ce n’erano moltissime quella volta: il Teatro Duse, il Cinema Roma, il Teatro Nuovo in via Milano divenuto poi Rivoli, il Cinema Imperiale, il Cinema Italia, l’Arena… Noi, in negozio, attendevamo la fine degli spettacoli per accogliere l’ultimo passeggio e vendere gli ultimi giornali prima del rientro a casa o in albergo. Era uno stile di vita completamente diverso da quello di oggi.”


Poi i ricordi cambiano stagione e, abbandonata l’estate, tornano all’evento clou dell’anno che, per i viserbesi, era la Festa dei Fiori. “Si svolgeva nel mese di febbraio al Teatro Nuovo. – riprende - Era il momento più atteso, sia dalle ragazze che dai ragazzi. Le donne facevano a gara per avere il vestito più bello, che allora veniva cucito in casa o dalle sarte, e c’era anche un concorso vero e proprio… gli uomini si impegnavano ad imparare a ballare per non sfigurare e io, che ero una brava ballerina, nelle settimane precedenti il Ballo, con l’amico Angelini, davo qualche lezione agli amici; con un giradischi, facevamo le prove nella pensione Colonna. Fra gli abituè della serata c’erano Enzo Bastoni, naturalmente il fotografo Alvaro Angelini, Vittorio Corcelli cantava…”


Oltre al ballo e al cinema, il teatro era ancora la passione di molti: il genere colto, l’opera lirica, almeno fino alla guerra era stato uno spettacolo meno di elite di quanto potrebbe apparire oggi, ma era soprattutto la commedia che piaceva alla gente, che spopolava in ogni città e paese, che riempiva i teatri, faceva divertire tutti, e in tanti si improvvisavano attori, fin nei piccoli teatri delle parrocchie. Di questo ambiente suggestivo e un po’ pittoresco, Eugenia ci parla con affetto e passione, attrice fino in fondo all’anima e fin dall’adolescenza.


“Saranno state le suore… - riflette come fra sé – Si, sono state certamente le suore che mi hanno avviata al palcoscenico, con tutte quelle belle commedie che ci facevano recitare! La loro casa aveva un gran giardino sul retro, con il pergolato sotto il quale noi provavamo le nostre scene. E come erano brave le educatrici dell’azione cattolica che ci aiutavano ad allestire lo spettacolo! Sono state le mie prime registe. Il mio amore per il teatro proviene sicuramente da lì. Ho recitato tantissime commedie in tutta la mia vita, in italiano e in dialetto, e la più brava regista, che ricordo sempre con tanta ammirazione e affetto è certamente la Signora Pirzio Biroli, moglie del generale. Una donna di classe, capace, creativa… Con lei ho recitato i titoli “L’amore che passa”, “Maritiamo la suocera”, “Casa Altrui”, tutte commedie brillanti che costituivano un repertorio interessante. Dopo la Pirzio Biroli è arrivato ad orchestrare la compagnia il Maestro Matteoni, anche con lui ho portato in scenda tantissimi lavori teatrali. Ho recitato di tutto, ho persino fatto la parte di Don Abbondio nei Promessi Sposi!”


Fra gli anni ‘60 e ‘70, oltre all’edicola, il lavoro di Eugenia Zanzani comprende la distribuzione dei giornali in cinque edicole di zona. Suo compito è quello di recarsi ogni mattina presto in stazione, perché i quotidiani arrivano dalle città: Milano, Bologna, Roma e poi, con il suo furgoncino, li consegna a tutte le rivendite che dipendono da lei. “All’inizio lo facevo in bicicletta… quando i giornali erano ancora pochi, poi mi sono ammodernata! – precisa – e comunque era una bella ginnastica: prenderli al treno, spacchettarli, consegnarli e poi andare in edicola... e rimanerci tutto il giorno.”


Il lavoro e il teatro, ma anche, abbiamo visto, le danze, le amicizie e il mare hanno riempito la vita dell’Eugenia che, con gli occhi pieni di quei giorni, rivolge agli anni andati un amarcord vivace, pieno di energia, come si addice alla donna solare e carica di entusiasmo quale lei è, professionale per quanto riguarda il suo lavoro che si rivolge, data la logistica, anche all’ambito turistico (parla piuttosto bene il tedesco per aver fatto 3 anni di corso, da ragazza), capace nelle public relation, brillante nella conversazione per essere stata tanti anni sul palcoscenico di fronte a piccole e grandi platee e soprattutto disponibile a lasciarsi coinvolgere in prima persona in questa nuova avventura che abbiamo chiamato “La memoria del cuore”.


FINE

L’articolo sul blog di Cristina Muccioli: http://www.cristella.it/blog/2010/04/10/lippocampo-viserba-laboratorio-urbano-della-memoria

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