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Nel
decennio del ‘50 e per tutto il successivo, si assiste al
grande sviluppo della Viserba del turismo e
dell’intrattenimento. Gran parte della nuova fisionomia che
la cittadina viene assumendo si deve alla presenza dei
villeggianti di spicco che sempre più numerosi affollano le
sue spiagge e commissionano le eleganti ville e i signorili
villini che ancora oggi sono pregio e vanto (ma soprattutto
ricordo) della miglior epoca della Regina delle Acque. Hotel
sempre più grandi, strutture come il Kursaal o Circolo
Bagnanti, sale cinematografiche dislocate un po’ ovunque e
giardini con zampillanti fontane, nascono per ospitare, con
lo stile consono alle personalità di riguardo che
frequentano il luogo, i vip dell’epoca, gli artisti, ma
anche i professionisti del nord: medici, avvocati, uomini
dell’Arma, generali… e i primi turisti tedeschi. Le feste da
mille e una notte, gli spettacoli, le commedie, le danze, in
questo paradiso da boom economico sono all’ordine del
giorno: si balla sulle terrazze degli alberghi e nei
giardini avviluppati nel verde; basta una pista da ballo e
un cerchio di sedie perché la festa abbia inizio.
“La Villa dei Pini, il Garden Ceschi, il Circolo dei Fiori
hanno fatto la storia della Viserba di questi anni, -
riprende Eugenia - ospitavano serate memorabili, personaggi
dello spettacolo, orchestre e cantanti famosi in tutta
Italia: ricordo Gorni Cramer, Valter Chiari… E io lo posso
dire, per tutte le notti che ho passato in bianco… Amavo
ballare, ma poi, al mattino presto avevo la consegna dei
giornali. E perché i miei genitori non s’accorgessero che
non ero tornata a casa a dormire, prima di andare al lavoro
correvo in camera mia a disfare il letto!” Ride al pensiero
di quella gioventù, così simile, tutto sommato, a quella dei
ragazzi di oggi, costretti a fare i conti con il lavoro
della ‘stagione’ immersi nell’atmosfera vacanziera e
festaiola che caratterizza le estati della Riviera.
“Che stanchezza! Ma anche… che divertimento! – prosegue -
C’era tanta bella gente, una società borghese e mondana che
ruotava attorno a noi… Fra questi ricordo Enzo Ferrari, il
generale Luigi Nelson Pirzio Biroli, il Dottor Giovanni
Battista Lazzarini, padre della contessa Lidia Gorra,
personaggio molto amato a Viserba; la contessa Silvia
Piccinini, il Conte Merenda, il Generale Durando, il Dottor
Valenza, e poi pittori, musicisti famosi, cantanti…”
Una società patinata e alla moda si muove su scenari che
oggi non esistono più: né sotto l’aspetto paesaggistico né
per quello che riguarda le frequentazioni. Le persone si
conoscono quasi tutte fra di loro, s’incontrano nei Caffè,
al Circolo dei Bagnanti, ma frequentano anche i cinema e i
teatri.
“Di queste sale, al chiuso e all’aperto, - spiega Eugenia -
ce n’erano moltissime quella volta: il Teatro Duse, il
Cinema Roma, il Teatro Nuovo in via Milano divenuto poi
Rivoli, il Cinema Imperiale, il Cinema Italia, l’Arena… Noi,
in negozio, attendevamo la fine degli spettacoli per
accogliere l’ultimo passeggio e vendere gli ultimi giornali
prima del rientro a casa o in albergo. Era uno stile di vita
completamente diverso da quello di oggi.”
Poi i ricordi cambiano stagione e, abbandonata l’estate,
tornano all’evento clou dell’anno che, per i viserbesi, era
la Festa dei Fiori. “Si svolgeva nel mese di febbraio al
Teatro Nuovo. – riprende - Era il momento più atteso, sia
dalle ragazze che dai ragazzi. Le donne facevano a gara per
avere il vestito più bello, che allora veniva cucito in casa
o dalle sarte, e c’era anche un concorso vero e proprio… gli
uomini si impegnavano ad imparare a ballare per non
sfigurare e io, che ero una brava ballerina, nelle settimane
precedenti il Ballo, con l’amico Angelini, davo qualche
lezione agli amici; con un giradischi, facevamo le prove
nella pensione Colonna. Fra gli abituè della serata c’erano
Enzo Bastoni, naturalmente il fotografo Alvaro Angelini,
Vittorio Corcelli cantava…”
Oltre al ballo e al cinema, il teatro era ancora la passione
di molti: il genere colto, l’opera lirica, almeno fino alla
guerra era stato uno spettacolo meno di elite di quanto
potrebbe apparire oggi, ma era soprattutto la commedia che
piaceva alla gente, che spopolava in ogni città e paese, che
riempiva i teatri, faceva divertire tutti, e in tanti si
improvvisavano attori, fin nei piccoli teatri delle
parrocchie. Di questo ambiente suggestivo e un po’
pittoresco, Eugenia ci parla con affetto e passione, attrice
fino in fondo all’anima e fin dall’adolescenza.
“Saranno state le suore… - riflette come fra sé – Si, sono
state certamente le suore che mi hanno avviata al
palcoscenico, con tutte quelle belle commedie che ci
facevano recitare! La loro casa aveva un gran giardino sul
retro, con il pergolato sotto il quale noi provavamo le
nostre scene. E come erano brave le educatrici dell’azione
cattolica che ci aiutavano ad allestire lo spettacolo! Sono
state le mie prime registe. Il mio amore per il teatro
proviene sicuramente da lì. Ho recitato tantissime commedie
in tutta la mia vita, in italiano e in dialetto, e la più
brava regista, che ricordo sempre con tanta ammirazione e
affetto è certamente la Signora Pirzio Biroli, moglie del
generale. Una donna di classe, capace, creativa… Con lei ho
recitato i titoli “L’amore che passa”, “Maritiamo la
suocera”, “Casa Altrui”, tutte commedie brillanti che
costituivano un repertorio interessante. Dopo la Pirzio
Biroli è arrivato ad orchestrare la compagnia il Maestro
Matteoni, anche con lui ho portato in scenda tantissimi
lavori teatrali. Ho recitato di tutto, ho persino fatto la
parte di Don Abbondio nei Promessi Sposi!”
Fra gli anni ‘60 e ‘70, oltre all’edicola, il lavoro di
Eugenia Zanzani comprende la distribuzione dei giornali in
cinque edicole di zona. Suo compito è quello di recarsi ogni
mattina presto in stazione, perché i quotidiani arrivano
dalle città: Milano, Bologna, Roma e poi, con il suo
furgoncino, li consegna a tutte le rivendite che dipendono
da lei. “All’inizio lo facevo in bicicletta… quando i
giornali erano ancora pochi, poi mi sono ammodernata! –
precisa – e comunque era una bella ginnastica: prenderli al
treno, spacchettarli, consegnarli e poi andare in edicola...
e rimanerci tutto il giorno.”
Il lavoro e il teatro, ma anche, abbiamo visto, le danze, le
amicizie e il mare hanno riempito la vita dell’Eugenia che,
con gli occhi pieni di quei giorni, rivolge agli anni andati
un amarcord vivace, pieno di energia, come si addice alla
donna solare e carica di entusiasmo quale lei è,
professionale per quanto riguarda il suo lavoro che si
rivolge, data la logistica, anche all’ambito turistico
(parla piuttosto bene il tedesco per aver fatto 3 anni di
corso, da ragazza), capace nelle public relation, brillante
nella conversazione per essere stata tanti anni sul
palcoscenico di fronte a piccole e grandi platee e
soprattutto disponibile a lasciarsi coinvolgere in prima
persona in questa nuova avventura che abbiamo chiamato “La
memoria del cuore”.
FINE
L’articolo sul blog di Cristina Muccioli:
http://www.cristella.it/blog/2010/04/10/lippocampo-viserba-laboratorio-urbano-della-memoria
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