Lumache a primavera

Un tempo, a primavera, dopo una notte di pioggia in campagna si poteva incontrare più di una persona con un paniere pieno di lumache, raccolte nelle vigne e nei prati.
Tutti in campagna una volta sapevano cucinarle e le lumache avevano molti estimatori , un po’ perché costituivano un cibo praticamente a costo zero, ma anche proprio per il gusto di mangiarle , un gusto particolare che o piace o non piace.
Oggi a molti parlare di mangiare lumache fa senso, ma quelli che le hanno provate, quando ancora si raccoglievano senza paura di veleni o simili, ne hanno molta nostalgia.
Certo è che le lumache bisogna saperle trattare e quando io ero bambina questo compito era dei miei nonni.
Il nonno le raccoglieva di buon mattino e le imprigionava in una tinozza di legno chiusa da un coperchio fermato con un mattone.
Le lasciava spurgare per un certo numero di giorni, le lavava e rilavava con l’acqua del pozzo e poi con acqua, aceto e sale grosso per toglierne il viscido, poi subentrava la nonna.
Lei metteva su il suo calderone e le faceva cuocere per un’ora abbondante in modo che si potessero togliere dal guscio, una volta estratte si pulivano,si sciacquavano ancora in acqua e aceto e si poteva procedere alla preparazione.
In casa nostra si cucinavano preferibilmente in umido , in un sugo di pomodoro, aglio e prezzemolo ,oppure fritte , che secondo me era la morte sua….
Per farle fritte si asciugavano, si infarinavano e si friggevano nello strutto, quando erano belle dorate e croccanti,si scolavano sulla carta gialla , sale ,pepe, e …sì, cose di ieri,proprio della campagna di appena ieri!

lumaca

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