La gallina bollita

La gallina bollita del pranzo della domenica

Fino a qualche decennio fa, il pranzo della domenica,nella maggior parte delle case di campagna ,
vedeva come protagonista la gallina in brodo.
A questa pietanza spetta il primato su tutte,abbinata ai tagliolini o alle pappardelle fatte in casa – la “minestra” per eccellenza -cotti nel brodo dorato ,che tutti noi di campagna di una certa età ben conosciamo.
Era il segno della festa: la zuppiera fumante con la minestra al centro della tavola e la gallina bollita ben disposta a pezzetti nel grande piatto smaltato su cui si spargeva un pizzico di sale grosso appena schiacciato sul tagliere con una bottiglia di vetro.
Erano galline ben pasciute, allevate a granturco e pastone e ricordo come adesso mia nonna che ci metteva un sacco di tempo a prepararle, a pulirle, a togliere tutti gli “stronconi delle penne” perché si potesse mangiare anche la pelle, perché della gallina non si buttava niente.
Non si buttavano nemmeno i budelli, che mia nonna puliva con cura rivoltandoli con l’aiuto di un fuso e facendone dei nodini che erano una ghiottoneria ,come anche le zampe e il collo,il fegato e il “maghetto”,che solo chi ha mangiato la vera gallina ruspante sa apprezzare.
Per non parlare poi degli ovetti e dei piccoli grappoli di tuorli che spesso le galline avevano nella pancia: erano “loverie”destinate ai bambini.
Di solito una gallina con contorno di patate lesse o altre verdure bastava a saziare una famiglia , ma a volte si faceva l’aggiunta del “salame matto”, un polpettone a forma di salame fatto con uova, formaggio e pane grattugiato con odore di noce moscata e limone : era il sigillo del pranzo della festa.

gallina

Clicca qui per ritornare alla sezione: La romagna a tavola

la romagna a tavola