Il pancotto della nonna

Dal libro di Grazia”La cucina dell’arzdora” sui mangiari romagnoli di una volta, riprendo la ricetta del “Pancotto”, il modo più semplice ed economico che avevano una volta di riutilizzare gli avanzi del pane secco, che non si buttava mai, anzi , spesso era difficile che ne rimanesse alla fine della settimana.
E’ una ricetta semplicissima :
“ Recuperato dunque il pane secco,lo si doveva sbriciolare un poco, mentre intanto si metteva dell’acqua sul fuoco in una pentola.
Appena l’acqua alzava il bollore, vi si buttava dentro il pane sbriciolato e lo si lasciava bollire per circa un quarto d’ora, con anche un pochino di lardo ottenuto con il raschiamento di qualche pezzetto di cotica di maiale.
Altrimenti il pancotto lo si condiva solo con poche gocce d’olio con l’aggiunta di un po’ di formaggio grattugiato”.
E’ pancot fatto ad arte era una minestra consistente e piacevole, purchè abbondante e servito molto caldo , che allora non serviva solo ai vecchi senza denti e ai bambini, ma per tutta la famiglia, soprattutto quando era inverno con le serate buie e uggiose e, fatta colazione di mattina tardi, si pranzava solo verso le cinque, le sei di sera.
Dice un vecchio proverbio: “Quand in fameja u j’è un indispòst, e’ pancot u l’mèt a post” , tanto era un piatto ben considerato ai tempi dei nostri nonni .Oggi nessuno si sogna più di fare il pancotto,e tantomeno di riutilizzare il pane raffermo, anche se devo dire che io qualche volta d’inverno lo preparo, però utilizzando del buon brodo di carne, e spolverizzando con abbondante parmigiano.
Comunque sia,in tempo di crisi e di ritorno alle ricette povere, è un piatto almeno da provare…

 

4 ready bread soup

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