UN PONTE TRA CAVARZERE E RIMINI
Correva l’anno 1938 e Vittore Vittorino, direttore del Linificio di Cavarzere, si trasferì, per lo stesso incarico, presso il Linificio-Corderia-Filanda di Rimini.
Lui e la moglie Vitali Silvana, entrambi nativi di Mantova, risultano infatti emigrati a Rimini il 27 novembre dell’anno citato, assieme alla figlioletta Marina, di due anni.
Il 1938 fu l’anno delle famigerate leggi razziali contro gli ebrei, e la signora Silvana faceva parte di una famiglia ebraica della numerosa comunità di Mantova. Pertanto, il 20 febbraio del 1939, pochi mesi dopo l’arrivo a Rimini, fu costretta a dichiarare la propria appartenenza alla razza ebraica.
Lo imponeva il RDL n. 1728 del 17/11/38, che al Capo 2, art.9 recita: “I cittadini ebrei residenti devono autodenunciarsi come appartenenti alla razza ebraica…”
E’ superfluo dire che le sanzioni per gli inadempienti erano molto gravi.
In un censimento degli ebrei residenti, redatto dal Comune di Rimini nel 1942, compaiono 19 nominativi di ebrei che si sono auto-denunciati e fra costoro, appunto, c’è Vitali Silvana. Il marito è definito “ariano” e dunque la figlia Marina è elencata tra i “misti”.
Puro, misto sono concetti che definiscono status, condizione, diritti, doveri, obblighi, sanzioni, limitazioni, esclusioni, in base alla religione -razza di appartenenza.
In un altro documento, datato 25/6/1943, si registra una visita medica per “l’avviamento al lavoro coatto a cui sono sottoposti vari ebrei residenti a Rimini”.
Bisogna pensare che questa mobilitazione straordinaria per il servizio del lavoro era stata congegnata al fine di sostituire la forza lavoro maschile, impegnata al fronte. Per questo tutti i Comuni dovevano compilare per l’ennesima volta un censimento degli ebrei residenti - questa volta le classi dal 1907 al 1925 - e inviarlo al Prefetto. Si doveva distinguere un gruppo A) degli ebrei puri, da un gruppo B) dei nati da matrimonio misto.
Sulla base della necessità, gli ebrei sarebbero stati avviati al lavoro ma “separatamente dagli ariani”. Evidentemente non si volevano contaminazioni.
All’epoca di quella visita medica, Vitali Silvana aveva 29 anni, essendo nata nel 1914, ed era in stato di gravidanza. Il medico si limitò all’accertamento del fatto. Percepì il battito cardiaco del feto e confermò che “la donna trovasi al sesto mese compiuto di gravidanza”. E la definì “temporaneamente, non idonea fisicamente”.
Sappiamo che questo figlio nascerà il 29 agosto 1943 e che sarà una bambina: Donata.
Penultimo atto.
In data 16 dicembre 1943 la Questura di Forlì – Rimini allora faceva parte della Provincia di Forlì – invia al Prefetto e al Comando Militare germanico locale, che lo ha richiesto, un dettagliato elenco degli ebrei, sia “puri” che “misti”.
Va ricordato che dopo l’8 settembre 1943 l’Italia del Nord era stata occupata dai tedeschi e che con l’Ordine di Polizia n.5 del 30 novembre 1943, era stata avviata la vera e propria caccia all’ebreo, secondo le direttive di Hitler di sterminio di tutti gli ebrei .
Nel documento citato si sottolinea che la donna è di razza ebraica, ma anche il fatto che è coniugata con cittadino “ariano”. Poi, si noti, si precisa la sua condizione economica: “Non consta che al nome della Vitali siano intestati beni patrimoniali.”
Il riferimento si spiega col fatto che era iniziata la spogliazione dei beni mobili e immobili degli ebrei italiani, per cui di ognuno di loro bisognava conoscere le proprietà.
Dallo stesso testo si ricava anche che la donna aveva pensato bene di far perdere le proprie tracce. Si dice infatti: “Si è recentemente allontanata da Viserba in seguito alle incursioni aeree nemiche.” E si conclude garantendo al comando germanico che “Sono state diramate le ricerche per il rintraccio e la vigilanza.
Ultimo atto.
Dai documenti del Comune risulta che nel 1946 la famiglia Vittore-Vitali lascia Rimini per Mantova. Così, nel 2006 abbiamo fatto una ricerca presso la Comunità ebraica di Mantova ed è risultata una traccia della famiglia Vitali, di Aldo, padre di Silvana e di Dirce Coen, che era la madre. Abbiamo anche saputo che qualcuno ricordava Silvava come una brava pianista.
Ci auguriamo che, finita la guerra, abbia potuto dedicarsi alla musica e a ciò che più le piaceva, superando il trauma della discriminazione e della paura.
A Cavarzere, qualcuno ricorda ancora il direttore del Linificio, sig. Vettore e la moglie Silvana?
LIDIA E ANTONIO MAZZONI



 Una vecchia foto del Linificio corderia filanda di Viserba di Rimini
 

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