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Appena
arrivati sulla spiaggia di Viserba, i miei vicini di
ombrellone, oggi, fanno come tutti: si spogliano. Lui resta
in slip e lei in un succinto Tanga perché deve aver deciso
per un'abbronzatura completa. L'abbronzatura è diventata ai
nostri giorni, oltre che segno di salute, uno status
symbol.
E' stata
una lunga strada quella del costume da bagno, la sua storia
comincia nel 1800.
Per secoli
la vacanza aveva riguardato i ceti nobiliari, poi l'alta
borghesia e infine la gente di spettacolo e a far vacanza si
andava in campagna. Tutti possedevano una villa in campagna.
Il mare non
era ancora stato scoperto, ma anche qui era destino che
sorgesse qualcuno capace di dare un inizio e,come tutti gli
iniziatori, Sarah Bernhard diede scandalo quando si presentò
sulla riva del mare con una camicia e un paio di pantaloni
di tela lunghi fino alla caviglia, ma fece scuola e aprì la
strada .
Ma
qualcuno cominciò a pensare ai benefici della
talassoterapia, dell'abbronzatura e anche a Rimini si fondò
uno stabilimento balneare nel 1848.
Siamo in
piena età vittoriana, l'abbigliamento era regolato da norme
legate al pudore che impedivano di scoprire il proprio
corpo, perciò al mare, a Rimini, si andava come si andava in
campagna: abiti lunghi, corpetto, ombrellino, calze ,scarpe
e cappellino!
Non un
centimetro di pelle scoperta! i più fortunati erano i
ragazzi che potevano bagnarsi i piedi.

Viserba si apre al turismo nei primi anni del 1900 quando
ormai in Europa e a Rimini avanzava l'idea che bisognava
riconsiderare il valore dell'abbronzatura che in fondo non
era così volgare come si era creduto, che il pallore non
fosse un segno di virtù e di signorilità e che finalmente
alcune parti del corpo potevano essere esposte al sole.
Per di più
Viserba beneficiava delle nuove mode che mandavano in
soffitta le norme in uso nei primi stabilimenti balneari
che volevano la separazione di uomini e donne e addirittura,
per loro, prevedeva cabine chiuse da cui poter scivolare in
mare senza essere viste dall'uomo.
Il costume
da bagno incomincia ad avere diritto di cittadinanza, ma la
sua fattura è davvero bizzarra perché consta di larghi
mutandoni fino alla caviglia (o gonnelloni con sottoveste,
lunghe casacche con maniche a sbuffo fino al gomito,
cuffiette di stoffa, calze nere e scarpette).
Non meglio
stavano gli uomini chiusi in una lunga tuta di maglia a
maniche lunghe.
Poi si
cominciò ad accorciare. I mutandoni arrivarono al ginocchio,
sparirono maniche, calze e scarpe e si cambiò il tessuto
che dalla maglia pesante passò ad una più leggera e
aderente.
Le
cartoline spedite nei primi anni del '900 che raffigurano i
bagnanti sulla spiaggia di Viserba bene ritraggono il
costume femminile.
E' l'ora
del bagno. L'allegra compagnia , non distante dalla riva sta
accucciata in acqua.
E' festa
per i bambini, due Signore li controllano.
Una è
immersa in acqua con tutto il suo abito, l'altra mostra
interamente il suo costume da bagno composto da pantaloni
che escono da un abito che arriva sotto le ginocchia.
È stretto
in vita da una cintura che fa pendant con la bordatura
dell'orlo e l'ampio collo da marinaretto. L'abito poteva
essere blu, rosso o nero ;la fantasia del modista aveva
lavorato applicando righe bianche e rosse oppure bianche e
blu, il tessuto poteva essere di cotonina.
Da notare
come mentre la moda castigasse l'abbigliamento delle
Signore, gli uomini già avevano scoperto gambe e torace

A poco a
poco la moda si fa audace la tunica marina si accorcia
ancora e diventa scollata.
Agli uomini
e ai ragazzi tocca e toccherà per un tempo lunghissimo, un
costume intero sicuramente di lana che in acqua si
inzuppava, si allungava, pizzicava diventando un notevole
impaccio, ma era vivacizzato da una serie di righe nere o
bianche, verticali o orizzontali.

In Francia
una irriverente stilista, Coco Chanel, lancia nel 1915
una nuova moda da spiaggia molto osè :pantaloncini corti con
il ginocchio scoperto e busto scollato.
Appena 9
anni prima l'America si era indignata che durante una gara
una nuotatrice si era presentata con un costume intero quasi
simile.
Ma ormai la
strada era aperta e tutte osavano ciò che qualche tempo
prima era inimmaginabile e se i benpensanti condannavano,
uomini di mondo sorridevano e approvavano. La mise da mare
che Marta Abba indossò nel 1930 destò scalpore ma la stampa
parlò di lei e fu imitata.
Si cercò un
rimedio che nascondesse tanta oscenità distribuendo sulla
spiaggia lunghi accappatoi bianchi in spugna che
permettevano ai bagnanti di uscire dall'acqua e coprirsi
immediatamente per evitare scandali. E questo succedeva
ovunque, anche a Viserba.

Si
continuò scoprendo l'ombelico destando puntualmente la
reazione delle autorità, fino a che Ester Williams propose
al mondo attraverso i suoi film il nuovo costume di lastex
che fasciava il corpo e che divenne universalmente
accettato. Anche Viserba si adeguava alla nuova moda, e se
il costume da bagno restava di lana con tutti gli
inconvenienti che comportava, a poco a poco le signore
all'avanguardia cominciavano a mostrare il loro corpo.

Da quel
momento la storia del costume da bagno non ha più tabù e...
oggi i miei vicini di ombrellone,che indossano uno slip e un
Tanga sono gli ultimi beneficiari di un lungo processo di
liberazione del corpo. |