Elio
Pagliarani sta vivendo" una delle avventure piu' picaresche
di tutta la mia vita". Da Viserba, dove vive, ha deciso di
scegliere proprio questo giorno per risalire fino a Padova
al fine di sapere come e quando sia possibile iscriversi
all'università. Ha trovato la persona che considera" un
compagno di viaggio ideale", un commerciante di ferrame che
si reca al nord per lavoro e che possiede un'auto: " così
pensammo di dividere la spesa per la benzina, che a quei
tempi non era facile da trovare e costava carissima". Alla
periferia di questa cittadina romagnola, pero', sono stati
fermati da un gruppo di partigiani che hanno voluto veder i
lasciapassare per il nord, quelli rilasciati dal Comando
alleato.
Nessun problema, il commerciante e Pagliarani li hanno
mostrati, ma un partigiano a ordinato ai due:" Datemi i
portafogli. Presto!" Nulla di compromettente in quello di
Pagliarani. Nel portafoglio dell'altro è stato invece
rinvenuto un lasciapassare identico al primo, rilasciato
pero' dal Comando tedesco. Di qui l'accusa perentoria:"Siete
delle spie!".
Inutilmente il commerciante ha fatto presente che il
lasciapassare dei tedeschi, gli è stato rilasciato prima,
quando erano loro a occupare la provincia, e lui doveva pur
sempre svolgere il suo lavoro. I due sono stati tradotti in
una piazza davanti a un tribunale del popolo per essere
processati. Rammenta Pagliarani:" la cosa mi sembrava
talmente assurda che non avavo nemmeno paura".
Dietro a un tavolaccio, seduti su delle sedie, i giudici di
quel tribunale improvvisato, tutti partigiani, il mitra
posato davanti a loro. In piedi, i due imputati. Attorno, ai
bordi della piazza, un folla in attesa che a mano a mano si
va ingrossando. Tremante di paura, il commerciante non
proferisce parola. Pagliarani invece, con un tono che
risulta canzonatorio, domanda:" E l'avvocato difensore?".
Un conciliabolo fra i giudici fa seguito a queste parole.
Poi uno di loro si alza e si porta alle spalle dei due,
dicendo: " sono me l'avvocato!" Comincia l'interrogatorio, i
giudici vogliono sapere tutto degli imputati, vita e
miracoli, quanto alla morte, potrebbe benissimo arrivare
come conclusione del giudizio. La folla intorno comincia a
impazientirsi, si odono delle grida: "Boia d'un mondo ladro,
decidetevi, fate presto!".
A questo punto si fa largo tra la gente" un donnone ,
piu' larga che alta, che rivolta al presidente di quello
strano tribunale gli fa: "Ho messo i tortelli al fuoco!", e
se ne va. L'interrogatorio riprende, ma dieci minuti dopo la
donna ricompare. "Si avvicino' al tavolo dei giudici, e
dando un gran pugno sull'asse, grido'con voce incollerita al
presidente: "Ho scolato i tortelli, ti decidi a venire?".
Ricorda ancora Pagliarani. "Era un invito che non si poteva
rifiutare. Il presidente dichiaro'che erano assolti , che
potevamo andarcene.
Cosa che facemmo, lasciando che quello andasse a godersi
i suoi amati tortelli che forse ci avevano salvato la vita".
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