30 aprile 1945 Cento (FE) mattina
Elio Pagliarani sta vivendo" una delle avventure piu' picaresche di tutta la mia vita". Da Viserba, dove vive, ha deciso di scegliere proprio questo giorno per risalire fino a Padova al fine di sapere come e quando sia possibile iscriversi all'università. Ha trovato la persona che considera" un compagno di viaggio ideale", un commerciante di ferrame che si reca al nord per lavoro e che possiede un'auto: " così pensammo di dividere la spesa per la benzina, che a quei tempi non era facile da trovare e costava carissima". Alla periferia di questa cittadina romagnola, pero', sono stati fermati da un gruppo di partigiani che hanno voluto veder i lasciapassare per il nord, quelli rilasciati dal Comando alleato.


Nessun problema, il commerciante e Pagliarani li hanno mostrati, ma un partigiano a ordinato ai due:" Datemi i portafogli. Presto!" Nulla di compromettente in quello di Pagliarani. Nel portafoglio dell'altro è stato invece rinvenuto un lasciapassare identico al primo, rilasciato pero' dal Comando tedesco. Di qui l'accusa perentoria:"Siete delle spie!".


Inutilmente il commerciante ha fatto presente che il lasciapassare dei tedeschi, gli è stato rilasciato prima, quando erano loro a occupare la provincia, e lui doveva pur sempre svolgere il suo lavoro. I due sono stati tradotti in una piazza davanti a un tribunale del popolo per essere processati. Rammenta Pagliarani:" la cosa mi sembrava talmente assurda che non avavo nemmeno paura".


Dietro a un tavolaccio, seduti su delle sedie, i giudici di quel tribunale improvvisato, tutti partigiani, il mitra posato davanti a loro. In piedi, i due imputati. Attorno, ai bordi della piazza, un folla in attesa che a mano a mano si va ingrossando. Tremante di paura, il commerciante non proferisce parola. Pagliarani invece, con un tono che risulta canzonatorio, domanda:" E l'avvocato difensore?".

Un conciliabolo fra i giudici fa seguito a queste parole. Poi uno di loro si alza e si porta alle spalle dei due, dicendo: " sono me l'avvocato!" Comincia l'interrogatorio, i giudici vogliono sapere tutto degli imputati, vita e miracoli, quanto alla morte, potrebbe benissimo arrivare come conclusione del giudizio. La folla intorno comincia a impazientirsi, si odono delle grida: "Boia d'un mondo ladro, decidetevi, fate presto!".

A questo punto si fa largo tra la gente" un donnone , piu' larga che alta, che rivolta al presidente di quello strano tribunale gli fa: "Ho messo i tortelli al fuoco!", e se ne va. L'interrogatorio riprende, ma dieci minuti dopo la donna ricompare. "Si avvicino' al tavolo dei giudici, e dando un gran pugno sull'asse, grido'con voce incollerita al presidente: "Ho scolato i tortelli, ti decidi a venire?". Ricorda ancora Pagliarani. "Era un invito che non si poteva rifiutare. Il presidente dichiaro'che erano assolti , che potevamo andarcene.

Cosa che facemmo, lasciando che quello andasse a godersi i suoi amati tortelli che forse ci avevano salvato la vita".

 

tratto da 25 APRILE 1945 di R. UBOLDI
 

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